CAPOCAVALLO

 

 

La guerra appena terminata aveva portato non solo lutti e devastazione ma aveva lasciato alla nostra Comunità anche una crudele eredità fatta di poverta’ e privazioni. Per fortuna, specialmente se si è giovani, la voglia di vivere è una spinta fortissima. Oggi quella molla, in estate, spinge gli adolescenti ed i
giovani verso spiagge e piscine; allora come oggi i giovani empolesi cercando le stesse cose furono obbligati a guardare più vicino e scelsero il fiume. L’ Arno venne presto scartato, troppo vicino alla città, in vista a parenti e conoscenti, acque troppo sporche e anche troppo pericolose, tra correnti forti e mine inesplose gli argini dell’ Arno erano off-limits. Si scelse allora l’ Elsa, un tratto preciso dell’Elsa, quello che andava dalla pescaia al mulino di Ponte a Elsa, chiamato CAPOCAVALLO, il motivo di tale nome è facilmente intuibile dalla foto sotto. I nostri nonni senza mappe e programmi di elaborazione avevano
capito tutto. CAPOCAVALLO divenne i quel periodo il MARE DEGLI EMPOLESI.

Le foto che seguono, scattate a Capocavallo, nelle spiagge ghiaiose ed alla pescaia sono gentilmente concesse dal Fotocine di Empoli.

CURIOSITÀ: le foto del “Fotocine” riferite a Capocavallo (le tre sopra fanno parte di una collezione più ampia) vengono citate dallo scrittore Carlo Rovini nel suo “Cento giri d’Empoli”.